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Appartenere, schierarsi, unirsi, fare fronte... come e chi?

 


Di Majid Valcarenghi (Re Nudo 56/dicembre 2001)
 

I nuovi movimenti di ricerca, la guerra, il nuovo terrorismo.

Sarebbe bello avere un confronto sul "che fare" e " chi fare" dopo l'11 Settembre.
 

Da più parti, dentro e fuori Re Nudo, viene sollecitata una presa di posizione dei nuovi movimenti di ricerca sulla guerra.

Il nostro collaboratore Gianfranco Manfredi dice: "Tutte le religioni, dalla Chiesa Cattolica ai Valdesi, viene presa una posizione, perché la new age si disinteressa?". La Presidente del Conacreis Lucia D'Arbitrio chiede alla Segreteria del Coordinamento delle Associazioni e delle Comunità di ricerca etico spirituale "Cosa può dire e fare il Coordinamento?"

Sale questa domanda sempre più forte, forse specchio di un senso d'impotenza anch'esso sempre più forte.

La mia opinione è che i movimenti di ricerca debbano fare la ricerca e cioè facilitare, creare le condizioni più favorevoli perché l'individuo possa esplorare il proprio mondo interiore, crescere in consapevolezza, superare i propri limiti.

Questo non significa astenersi o rimanere indifferenti al mondo della politica e della socialità, questo significa che il rapporto con il mondo esterno dovrebbe passare attraverso gli strumenti nati per perseguire gli scopi istituzionali.

Trovo improprio usare l'aggregazione che si è creata al fine di realizzare un certo obiettivo, per sostenere altri obiettivi. Da sempre, per rispondere a Gianfranco, trovo che le prese di posizione delle religioni piccole o grandi sui temi politici siano improprie. Quello che ho imparato nel corso del tempo è che io come individuo ho sviluppato una coscienza anche politica, anche sociale, ma tale coscienza non è giusto che venga espressa come "gruppo", è giusto invece che rimanga fatto personale. Esiste una forte correlazione perché la mia ricerca spirituale ha contribuito a modificare il mio sguardo, il mio modo di vedere i fatti anche politici, ma ciò che unisce me con i miei amici nella ricerca è il voler crescere, il volersi realizzare come essere umano. Solo questo.

In più nella mia storia personale esiste un elemento di continuità forte che consiste nell'essere stato con Re Nudo anni '70, forte coscienza critica del movimento politico extraparlamentare di allora per le sue carenze, assenze, per le sue connotazioni ideologiche e mi trovo ancora oggi a sentirmi molto coscienza critica dei no global. Ma questo è il mio percorso e può essere il percorso di altri come me, ma non come me perché sannyasin di Osho, ma per l'identità di background come ad esempio Piero Verni. Quello che voglio dire è che sento vecchio e improprio il volere unire in politica ciò che unisce nella ricerca.

Quando questa estate ci siamo trovati in centinaia a marciare per il Tibet ho trovato bellissimo che, uno a fianco all'altro, non sapevamo se eravamo sannyasin, buddisti, laici, o quant'altro. Lo scoprivamo giorno dopo giorno, condividendo, chiacchierando, parlando di noi. Ma lì, a marciare c'erano centinaia di individui, non solo senza bandiere o striscioni di gruppo, ma senza essere bandiere noi stessi. Ho trovato questo fatto, una cosa importante, espressione di una crescita evolutiva personale di tante persone. Mi farebbe tristezza l'immaginare striscioni tipo "unione buddisti italiani contro la guerra" oppure "sannyasin per la pace" o chissà che altro.

Avevo una figura di riferimento da ragazzino che si chiamava Mario Spinella, filosofo marxista, gramsciano. Io ero nel '66 - '67 quando l'ho conosciuto, uno con i capelli lunghi libertario. Due mondi tanto diversi, il mio e il suo, ma lui era attento, seguiva le nostre storie, cercava di capire, così come tentò dieci anni dopo, quando tornai in arancione da Poona. Fu straordinario ai miei occhi il suo approccio laico scevro di giudizi nel cercare di comprendere. Mi colpì molto una frase in una delle rare lettere che mi scrisse "non fare mai che questa tua scelta personale diventi un fatto collettivo". Sono anche queste parole, che volevano mettermi in guardia da ogni tentazione integralista, a confortarmi, anche nel sostenere oggi un disimpegno "in quanto gruppo sannyasin". Qui intendo invece riaffermare il mio impegno come individuo e in quanto Re Nudo dove possono esserci sannyasin  e non, ricercatori e laici. E questo impegno non credo davvero che debba essere lo schierarsi a favore o contro "la guerra" o seguire questo o quel politico nel loro blaterare sicurezze e verità su qualcosa di cui quasi nulla sanno e su quel poco pretendono di pontificare. Ma non è questo il punto fondamentale. La questione fondamentale è come affrontare il nuovo terrorismo. Siamo tutti contro il fondamentalismo, ma contro il fanatismo ci si muove solo per evidenziare le storture ciniche e perverse dell'intelligence americana che l'ha usato e finanziato per proprie strategie. Non sto dicendo che bisognava scendere in piazza il 12 Settembre 2001 contro Bin Laden. Intendo dire che giustamente nelle settimane successive al terribile attentato a New York si è cercato di capire, sia pure sotto shock, si è tentato di capire perché, cosa fare in alternativa ad una rappresaglia inutile e pericolosa. Ma la nostra intellighenzia giornalistico - politica in  quei giorni non ha saputo far altro che propinarci quotidiani bla bla televisivi sempre pro o contro l'America. Quei giorni successivi agli attentati sono stati importanti, ci hanno costretto a riflettere su qualcosa di cui quasi tutti eravamo stati colti di sorpresa. Poi, dopo l'attacco americano, è avvenuta una specie di catarsi liberatoria, il nemico-amico di sempre ha consentito di unire finalmente la piazza, pro o contro non importa. La questione è tornata quella di sempre: guerra sì, guerra no. E si è smesso di ragionare sulla questione di fondo.

Ci fosse stato ad esempio uno straccio di commentatore a ricordare che noi italiani con il nostro campione Pino Arlacchi, gran maestro dell'antidroga, nostro rappresentante (nostro nel governo dell'Ulivo, nostro nel governo del Polo) internazionale, abbiamo finanziato il governo dei Talebani nella grande strategia bellica sostenuta dal mondo proibizionista nelle guerre alla droga.

Con i Talebani, sostenitori di Bin Laden, da una parte penso sia giusto l'attacco militare se può portare all'abbattimento del regime e a indebolire l'apparato terrorista, dall'altra penso che possa essere inefficace e quindi sbagliato, addirittura controproducente. Nel profondo dentro di me in realtà non so e la mia sensazione è che pochi sanno cosa sarebbe giusto o sbagliato. Sono invece sicuro che a proclamare solo il no alla guerra mi sentirei un ipocrita. E non ho più l'età per cui per questioni biologiche lo scendere in piazza a gridare contro fa bene alla salute psico-fisica. Oggi ho bisogno di motivazioni forti e certe, non solo per andare in piazza, ma anche solo per pronunciarmi in modo netto. Ci sono invece fatti certi che possono portare, se compresi, ad un confronto proficuo.

1) Il nuovo terrorismo di Bin Laden è un fenomeno completamente nuovo. Non è espressione del terrorismo tradizionale di un popolo disperato che nulla ha da perdere. È l'espressione di tipo "leninista" di professionisti di classi ricche e colte, esaltati da un fanatismo insieme religioso-politico.

2) La risposta a questo terrorismo non può prescindere dal fatto che poggia su un grande consenso nel mondo fondamentalista e su masse disperate, e che tale consenso viene alimentato da risposte militari inappropriate.

3) Le responsabilità americane e occidentali sono enormi per aver creato un mondo dove, come ha ben scritto Marina sul numero scorso, "Il sogno americano che è il sogno del Nord si regge sull'incubo del Sud."

Quindi è fondamentale rimuovere le cause sociali e culturali su cui il nuovo terrorismo fonde la propria forza.

4) Esiste anche un terreno militare, di polizia internazionale, che non può onestamente essere escluso. E non basta blaterare di 007 come alternativa alle azioni militari come ha detto Bertinotti, perché al contrario della da lui evocata Spectra che non aveva nazioni alleate e protezioni di governi, Bin Laden ha una rete politico militare di riferimento planetaria.

Sono tuttavia aperto al confronto con coloro che dicono la guerra mai, uccidere mai; credo sarebbe importante magari dilatare il confronto con il pacifismo, sulla guerra antinazista e sulla bomba atomica su Hiroshima  e Nagasaki.

Pubblicato il 19/12/2006 alle 11.44 nella rubrica politica e zen.

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