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Colloquio in carcere tra Sofri, Gaber e Valcarenghi (parte 5 – un fenomeno culturale)

 
a cura di Antonio Priolo (Re nudo, marzo 2001)

[…continua da 4 – la rivoluzione]

 

Majid Valcarenghi:C’è una cosa che non mi torna nella liquidazione del fenomeno culturale del Sessantotto, che non è fenomeno politico. Per quanto riguarda il fenomeno politico io in parte concordo con il paradosso di Mauro (Rostagno) che diceva “per fortuna che abbiamo perso”, mentre dal punto di vista della modificazione della cultura, intesa dal punto di vista esistenziale, della ricerca, del mettersi in gioco, io credo che un segno forte ci sia stato, che ha modificato una generazione in modo preciso. È vero che adesso  tutto è sfumato. Io con i “papaboys” non sento nessun collegamento, anche se è vero che in molti di loro ci sono le istanze ed i bisogni che giustamente gli attribuivi. Però come comportamento di massa, di individui tutti insieme, io sento l’assonanza al pubblico dello stadio, sento l’assonanza al “Cantagiro”, al fan, al meccanismo d’identificazione con la grande regia dello stadio, la grande regia vaticana, che ha mixato la politica con lo spettacolo, ed ha creato questa gigantesca macchina di consenso. Non ci sento assonanza con quella energia che pervadeva le piazze, gli stadi ed i palalido dell’epoca, anche se accompagnati dal nostro delirio ideologico. Ci sento la grande diversità tra chi facendo errori era comunque protagonista e ricercatore di qualcosa, pur nel suo essere massa, e chi è spettatore.

Adriano Sofri: Secondo me siete troppo unilaterali e temo che questo dipenda dal fatto che noi siamo troppo disillusi, troppo ingenerosi; questi ragazzi, proprio quei due milioni li, ai miei occhi somigliano molto di più a “Re Nudo” di Parco Lambro che ai raduni di fedeli nell’altro anno santo che io mi ricordo, portati dalla Federconsorzi, da Bonomi, capisci? Quei ragazzi, che sicuramente hanno una regia... ma sono dei ragazzi che stanno nei sacchi a pelo, che cantano, e tutto questo veniva strumentalizzato, eterodiretto, tutto quello che vuoi, ma quella notte lì, mi hanno detto che hanno scopato in numerosissimi nei sacchi a pelo...

Giorgio Gaber: Questa è una delle poche buone notizie.

Adriano Sofri: Buonissima; moltissimi di loro erano arrivati a Tor Vergata non in comitive organizzate ma come persone che fanno insieme delle cose con una forte identificazione. C’è un aspetto prevalente che è quello che dici tu ma c’è anche un altro aspetto, e uno deve vederlo, altrimenti rischia di considerare avvenuta una mutazione antropologica tale che stai avendo a che fare con un altro genere vivente. E secondo me non è così. Questa storia del gregarismo e delle masse fa veramente impressione: guarda gli stadi oggi. Il fascismo e le guerre in Europa hanno oggi come incubatrici gli stadi di calcio. Nella ex Jugoslavia, che io conosco molto bene, è così che si sono organizzati; ancora oggi le cose più importanti lì avvengono negli stadi di calcio ed in subordine in quelli di pallacanestro. Questa impressione allarmante che fanno i musulmani, cioè gli appartenenti a Paesi musulmani, non i musulmani di religione, è in parte giustificata secondo me: dev’essere trattata senza posizioni di principio, ma è al tempo stesso spaventosamente maltrattata da questa specie di semirazzismo invalso, alla Biffi. Però, ad esempio, l’influenza dell’immagine della preghiera musulmana è impressionante: queste schiene che si piegano e questi piedi, la scomparsa delle facce in un unico genuflettersi; io andai in Iran al tempo della cosiddetta rivoluzione e vidi lo spettacolo dei milioni di persone, maschi, che si genuflettevano così; è una rappresentazione come mai si è avuta nella storia del mondo di questo gregarismo e di questa massificazione di cui parlavamo. Stalin, la Piazza Rossa, persino Tien An Men non sono niente di fronte a questo spettacolo che tiene insieme un mondo in cui la grande maggioranza della popolazione ha meno di quindici anni, questa specie di spettro demografico con questi comportamenti. Questo punto è assolutamente essenziale nel misurare il fantasma che oggi è, come si diceva, “uno spettro si aggira oggi per l’Europa”. Sulla regia volevo dire questo, una cosa che mi ha fatto molto piacere pensare all’indomani di Tor Vergata: in questa cosa da fans, che non è assolutamente dissimulata ma quasi scontata, col papa che fa l’uomo dello showpiù importante del mondo, anche li con una certa ambivalenza, si paga un certo prezzo. Questo papa ha potuto fare questo non perché ogni papa può fare questo o perché ogni regia accorta può fare questo: l’ha fatto nonostante l’imbecillità dei suoi manager. Quando questo papa morirà, cosa che forse non succederà mai, e bisognerà sostituirlo, la Chiesa cattolica, cioè questa grande Istituzione della potenza terrena, sarà messa di fronte a questo dilemma, cioè lo Spirito Santo dovrà risolvere questo problema: o nominare un papa che segni la riappropriazione completa, che sta avvenendo già in questo periodo, della Curia, della gerarchia e degli apparati messi in difficoltà dal personalismo travolgente e carismatico di questo papa (e fare questa cosa significa sicuramente perdere gli spettatori, cioè al prossimo spettacolo non si vendono i biglietti), oppure sceglierne uno che possa far sperare che possa portare due milioni di ragazzi, o come a Manila tre milioni, si dice il più grosso raduno mai avvenuto, cioè l’incubo più grosso. Per fare questo devi sceglierne uno che sia così, in una storia diversa ma che abbia caratteristiche tali che possa far ballare due milioni di persone.

Majid Valcarenghi: C’è la congiuntura che questo papa s’è sostituito alla mancanza di politica verso il Sud del mondo da parte della Sinistra.

Adriano Sofri: Ma perché dici una mancanza di politica verso i Paesi poveri? Lui s’è sostituito a tutto! S’è sostituito all’inefficienza dell’anticomunismo, dando una bella botta al fortunatissimo crollo del Comunismo; s’è sostituito alla critica del Capitalismo e del Consumismo diventando il capofila di Rifondazione; s’è sostituito a quello che dicevi tu.

Majid Valcarenghi: E poi ha rilanciato sul piano della conservazione, sulla morale, coprendo anche a Destra, ha raccolto dappertutto, creando il totale appiattimento (quello che io chiamo il partito papista, il 90% della politica italiana, per non parlare poi del mondo), per cui non può uscire niente se non dal grande vecchio e isolato intellettuale che può dire quello che vuole, e c’è un’omertà, una banalità spaventosa. Vasco Rossi era stato invitato anche lui a fare un concerto per il papa, e lui ha detto di no, che non ci pensava nemmeno. Era una notizia giornalistica, ma non è uscita da nessuna parte! Giorgio: Hai fatto prima un parallelismo tra questo raduno di Tor Vergata e i raduni di Re Nudo... Adriano: Ho detto che, se tu li confronti, questi due milioni da una parte con il massimo che a lui [Majid, ndr] sta a cuore, perché io a Parco Lambro li avrei fatti bastonare (scherzo ovviamente), anche se ovviamente allora ero, come dire, reazionario, non dei più ma abbastanza: scherzo però allora avevamo una formazione ed una cultura mostruosa per esempio sulle cose sessuali, lasciamo perdere... Io non ho nessuna colpa per le incriminazioni per cui sono oggi in galera, però poi le vere colpe le ho in quel campo li; alcuni di noi erano veramente nemici di “Re Nudo”, scandalizzati, indignati, altri di noi erano più protettivi, tra cui io, anche perché io ero molto più amico, di loro, di Mauro. Quando qualcuno se la prendeva con quest’ala allora intervenivo, ma io ero un bischero che faceva il segretario.

Giorgio Gaber: Io a quell’epoca feci anche qualche concerto per Lotta Continua, diedi qualche soldo, mi ricordo di Gigi Noia...

Adriano Sofri: Gigi Noia è l’assassino di Calabresi. Quasi tutti quelli di Lotta Continua sono assassini di Calabresi ma Gigi Noia sarebbe in galera con me oggi, perché era imputato dell’omicidio Calabresi, se non avesse avuto un colpo di fortuna spaventoso, e cioè delle fotografie con data, di quelle che si facevano con la Kodak e che sono state ritrovate, che hanno fatto da alibi perché Marino aveva detto che era lui il basista dell’omicidio Calabresi, descrivendolo glabro, mentre lui aveva queste fotografie con un barbone come ha sempre avuto e con la data. Capisci?

 

Ci ringraziamo tutti e ci abbracciamo, infilando i cappotti. Giorgio chiede ad Adriano se lui ha piacere di un’altra visita eventuale. Adriano annuisce, “se siete voi che venite a trovarmi, ma ho intenzione di dimettermi presto dalia condizione di detenuto. Farò qualcosa ad oltranza”. E si va via con il gelo nel cuore. Ma come rispondergli con qualcosa che avesse un senso!

 

PER APPROFONDIRE:
Libri di Adriano Sofri
CD di Giorgio Gaber
Libri di Majid Valcarenghi

Pubblicato il 12/11/2006 alle 15.42 nella rubrica Diario.

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