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Colloquio in carcere tra Sofri, Gaber e Valcarenghi (parte 3 – il grande fratello)

 
a cura di Antonio Priolo (Re nudo, marzo 2001)

 

[…continua da parte 2 – Il progresso e le masse; La questione femminile]


Giorgio
Gaber: “Il Grande Fratello” ha fatto sedici milioni di ascoltatori e questo lo hai visto: tu non credi che i colpevoli, che sono Gori, gli inventori, gli autori, coinvolgano la gente a tirar fuori il loro peggio ma che un bisogno di senso la gente ce l’abbia ancora?

Adriano Sofri: Ma guarda che io non ne dubito affatto, anzi sono convinto che quella che chiamiamo la “gente” sia come noi; questo che tu dici bisogno di senso, piacere nel trovare un senso alla propria vita e al rapporto con gli altri, sia la cosa che anima le persone, comprese le stronzate. Guarda, io che sono un moderato disfatto...

Giorgio Gaber: Un moderato disfatto?

Adriano Sofri: Sì, in via di disfacimento; che ci fossero delle cose che facessero simpatia anche nel “Grande Fratello”, dei meccanismi che nonostante la formula, che era veramente tesa a far dare alle persone il peggio di sé, e questo lo si vede praticamente quando le persone escono e nelle orrende trasmissioni televisive cui partecipano sono già migliori di se stessi dentro la casa, Quello è il meccanismo della cosa, un esperimento sadico che altrove solo gli psicologi hanno fatto chiudendo le persone in laboratorio, e che ora diventa la cosa cui aspirano tutti i ragazzi. Per esempio in galera, che è un posto così abominevole che qualunque attenuazione del rifiuto di questo posto, del disprezzo assoluto, dell’odio assoluto per questo posto, qualunque uso metaforico della galera vanno combattuti. Io sono qui dentro da quattro anni, con una pausa di qualche mese durante il quale ho vissuto il processo che è ancora peggio che stare qui, perché aspettavo sempre una tappa invece adesso ho chiuso: nei rapporti interni ad un posto come questo, tutti da quelli con i carcerieri, a quelli naturalmente con i carcerati, con questa popolazione che è una specie di deposito di feccia finale del bicchiere, i malati gravi, i ragazzi italiani tossicomani, i cosiddetti extracomunitari, giovani, poveri, senza nessuno, senza avvocati, c’è una specie di dimostrazione in negativo di che cosa potrebbe essere la vita delle persone in situazioni in cui la vita sembra pregiudicata, senza scampo. In tutti gli ultimi anni della mia vita ho fatto, un po’ per scelta e un po’ per costrizione, comunella con persone che si trovavano in questa situazione: ho passato tre anni a Sarajevo, un lungo periodo in Cecenia, poi sono stato in posti meno tragici ma simili. Dunque con persone la cui vita era destituita di ogni dignità proprio dalle radici minime, materiali, alimentari, sanitarie, igieniche, la cui incolumità personale era messa a repentaglio momento dietro momento; anche qui dentro. E contemporaneamente persone nei cui comportamenti, nei cui pensieri e nella cui condizione c’è l’eventualità che la vita sia altra, che una specie di chiarezza maggiore su come potrebbe essere la vita emerge fortissima, che è la ragione per cui uno ci va volentieri, tranne la galera ovviamente. Il mio era un privilegio, io andavo in questi posti con un biglietto di ritorno in tasca, mentre qui c’è solo l’entrata.

Giorgio Gaber: Per questa gente è normale che ci sia la ricerca di un senso, però anche quelli che hanno goduto al “Grande Fratello” hanno bisogno di dare un senso alle cose, e sentono che il “Grande Fratello” non ha senso.

Adriano Sofri: Non so se lo sentono. Il mondo in cui noi siamo accontenta le persone persino imponendo dei desideri di cui poi si accontentano, desideri deviati, fessi, ottusi; però appena arriva una minaccia seria allora torna una specie di superstizione. Io a volte considero superstiziosi anche loro, questi nostri amici: questa specie di combinazione squadernata delle ultime pagine della rivista “Re Nudo”, questo mercatino di tutte le cose collegate tra loro per rappresentare una vita alternativa, delle abitudini alternative, una cultura alternativa; anche questa a volte mi sembra “superstiziosa”. Certo la più benevola nei confronti del proprio prossimo, quindi la meno incriminabile. Gli animali umani sono sempre, come diceva il tragico greco, meravigliosi e orribili. La vera differenza sta nel fatto che noi ad un certo punto abbiamo pensato che si potesse scegliere un corno del dilemma e darsi da fare perché le cose fossero meravigliose, rifiutandone l’orribilità. Dopodiché, forse per ragioni di pura fisiologia, come sostiene qualcuno, forse per ragioni molto più ragionevoli, come io penso, purtroppo abbiamo dovuto accorgerci che bisogna scegliere aggettivi meno estremi, misure più premurose, più affabili, persino che limitassero il danno piuttosto che cercarne il massimo. Il punto mi pare è che quando si rinuncia alla rivoluzione, come io ho fatto avendovi molto investito e contando veramente di farla, avrei dato la vita, come si dice (e in un certo senso l’ho data ma con una scadenza sbagliata!)...

[continua…]
 

PER APPROFONDIRE:
Libri di Adriano Sofri
CD di Giorgio Gaber
Libri di Majid Valcarenghi

 

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Pubblicato il 10/11/2006 alle 19.12 nella rubrica Diario.

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